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9 Dicembre 2019
Oggi si fa 13. All’Agriturismo Barco Menti di Monteviale (Vi), infatti, alla presenza del presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola e di Terranostra Vicenza, Riccardo Lotto, e di Padova, Emanuele Calaon, nonché del primo agrichef d’Italia, Diego Scaramuzza, con accanto una qualificata giuria, hanno conseguito il riconoscimento di cuoco contadino 13 giovani pretendenti.
Essere un cuoco contadino significa portare in tavola, negli agriturismi, i profumi ed i sapori del territorio, con un tocco di innovazione finalizzata a valorizzare il luogo in cui i prodotti sono nati. L’emozione che questi piatti suscitano rappresenta il valore aggiunto che gli agrichef dovranno riuscire a trasmettere agli ospiti dei propri agriturismi.
È stata chiara l’assessore alla Formazione, Elena Donazzan, presente all’evento: “questa figura professionale è nata in Veneto. Ricordo bene il confronto con l’allora presidente regionale di Coldiretti e la genesi che ha portato a questo momento e ne sono orgogliosa. Dovete continuare a lavorare convinti e consapevoli che è fondamentale valorizzare i prodotti locali, trasformarli con accuratezza e semplicità, ma soprattutto trasmettere delle emozioni”.
E proprio sulla capacità dei piatti contadini di trasmettere emozioni si è soffermato il presidente nazionale di Terranostra, Diego Scaramuzza: “i piatti proposti oggi ad una giuria d’eccezione hanno fatto riflettere e dovete continuare a lavorare con questo spirito ed entusiasmo, in quanto è fondamentale arrivare al cuore dei nostri ospiti. Soltanto così riuscirete davvero a fare la differenza”.
Concetti condivisi anche dal presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola, con al fianco il presidente provinciale di Terranostra, Riccardo Lotto: “in questa giornata abbiamo trasmesso un messaggio chiaro: l’agriturismo di oggi è capace di fare la differenza. L’innovazione è riuscita ad accantonare la competizione, che si sta via via trasformando nella capacità delle imprese agrituristiche di fare rete e di crescere nel segno della condivisione degli obiettivi e della qualità del servizio, offrendo prodotti sempre più all’altezza del territorio in cui vengono proposti”.
Con questi presupposti, dopo oltre cento ore di formazione, teorica e pratica, hanno conseguito il diploma 13 cuochi contadini di Coldiretti delle province di Vicenza e Padova, che hanno frequentato “l’Agrichef Academy”.
Ad esprimersi sul lavoro dei 13 giovani cuochi contadini, divisi in quattro squadre, a seconda della portata da presentare, una giuria composta da esperti del settore agroalimentare, composta da Diego Scaramuzza, dallo chef e sommelier Alessandro Tannoia, docente di tecnica di cucina centro polifunzionale “Don Calabria” e della “Bottega dello Speziale”, dal giornalista enogastronomico de Il Giornale di Vicenza, Alberto Tonello, dal giornalista Matteo Crestani, dagli agrichef vicentini e padovani, dal presidente di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola e dai presidenti di Terranostra Vicenza, Riccaro Lotto e Padova, Emanuele Calaon.
Ecco i nomi dei 13 nuovi cuochi contadini, anche noti come agrichef di Coldiretti:
Calaon Barbara | Agriturismo Bacco e Arianna | Vò Euganeo Pd |
Donà Elisa | Agriturismo la Scacchiera | Padova |
Ravazzolo Alessandro | Agriturismo la Scacchiera | Padova |
Frison Francesca | Casa in Campagna | Torreglia Pd |
Guidolin Tiziana | Malga Vittoria | Pove del Garppa |
Mazzaggio Massimo | Agriturismo La luna nel Pozzo | Sarego Vi |
Menti Stefano | Agriturismo Barco Menti | Monteviale Vi |
Molon Sofia | Fattoria Valle delle Gombe | Teolo Pd |
Mosele Michele | Malga Spill | Gallio Vi |
Negretto Andrea | Agriturismo Colli Berici | Arcugnano Vi |
Pauletto Michela | Agriturismo Dai Colombari | Sarcedo Vi |
Pesavento Annamaria | Agrituismo Cà Sorda ai Pennar | Asiago Vi |
Toniolo Monica | Agriturismo Ai Colli | Vo Euganeo Pd |
http://www.tviweb.it/diplomati-13-nuovi-cuochi-contadini-di-vicenza-e-padova/
Dopo il TG – Venerdì 02 Marzo 2018
23 febbraio 2018
Michela Menti, 35 anni, laureata con 110 e lode in economia, ha scelto la famiglia
MONTEVIALE. Ho lasciato ufficio e carte per l’azienda agricola di famiglia. È stata una scelta consapevole, un ritorno alle origini. E ne sono contenta». Michela Menti, 35 anni, una laurea in economia e commercio all’Università di Verona con 110 e lode, nuova responsabile delle Donne di Coldiretti Vicenza, è un’imprenditrice agricola e si occupa a Monteviale, con la famiglia, di un’azienda zootecnica con annesso agriturismo, quest’ultimo avviato cinque anni fa. Un’attività impegnativa: si parla di una trentina di capi nell’allevamento di bovini, di carne sorana; di venti ettari coltivati tra foraggio, mais, soia, orzo e frumento, destinati per lo più all’alimentazione dei capi di bestiame; dell’orto con i prodotti per l’agriturismo e poi degli animali da cortile: galline, polli, faraone, anatre. Quella della famiglia Menti è un’azienda storica, le cui origini risalgono al 1897. «È passato più di un secolo da quando Bernardo Menti, da Novale di Valdagno, si è trasferito a Monteviale e ha avviato l’attività – racconta Michela – che si è tramandata di padre in figlio, per arrivare a nonno Giovanni e a papà Danilo. Devo ringraziare un cugino di mio padre, Sergio, per la ricostruzione dell’albero genealogico. Io sto continuando la tradizione di famiglia. Con i miei genitori Danilo e Graziella, con mio fratello Stefano, con mio marito Michele. Del resto sono cresciuta tra la natura, in campagna, nell’azienda agricola. Sono stata abituata da sempre a dare una mano nei campi, a crescere vicina agli animali da cortile. È qualcosa che sento mio. Non mi pesa sporcarmi le mani». Così non è stato troppo difficile, dopo gli studi universitari e dieci anni in un’azienda vicentina come responsabile amministrativo, scegliere la natura, l’allevamento e l’agriturismo. «La nascita del mio primogenito Gabriele, che ora ha tre anni e mezzo, mi ha portato ad un bivio – spiega la donna – allora mi dividevo tra l’ufficio durante la settimana e il week-end in agriturismo. Portare avanti entrambi gli impegni con un bimbo piccolo era insostenibile e così ho fatto una scelta di vita. Ponderata. Tenevo anche all’altro impiego, ma è stata la famiglia ad avere la meglio, i valori in cui crediamo. L’ho fatto volentieri. Non è stato uno sforzo. E rifarei tutto, anche il percorso formativo e l’esperienza esterna in azienda per dieci anni mi è servita tanto. Così come gli studi universitari alla triennale di economia e commercio, perché non mi devo occupare solo del menu o dell’orto, ma seguo anche la parte amministrativa dell’azienda». Pronta però a passare dalle carte al lavoro sui campi e all’organizzazione delle attività agricole. «Papà Danilo segue più l’allevamento, io e mamma Graziella l’orto e gli animali da cortile. Questo è un lavoro che richiede grande elasticità. E sacrifici. Non si fanno otto ore in ufficio, si chiude e si torna a casa. In un’azienda agricola c’è sempre qualcosa da fare, il ritmo è frenetico. Ma oggi credo sia importante tornare alle origini, far riscoprire la stagionalità dei cibi, fa bene al fisico, dovrebbero farlo tutti. Tornare alla natura, è il punto di partenza. Anche nel quotidiano. A volte basta un piccolo orticello fuori casa».